In estrema sintesi:
Certificato cartaceo : Archivio cartaceo = Certificato digitale : Database = NFT : Registro Blockchain
La differenza fondamentale fra il certificato cartaceo o digitale (per esempio in .pdf), e l’NFT, sta nel fatto che i primi due sono facilmente falsificabili; l’NFT è invece impossibile da falsificare.
Gli NFT sono infatti dei token unici, inconfondibili gli uni con gli altri, impossibili da duplicare, dividere e tantomeno falsificare.
NFT è un acronimo. Sta per Non Fungible Token, espressione che contiene in sé tutti gli elementi per essere compresa.
Token è la traduzione inglese della parola gettone. Può essere sinonimo di voucher, o più astrattamente, di simbolo. In ambito informatico, il token è un insieme di informazioni, naturalmente digitali; nel linguaggio Blockchain, un token è un vero e proprio bene, che talvolta rappresenta anche un bene fisico.
Fungibili sono i beni che possono essere indifferentemente sostituiti con altri dello stesso tipo.
Le materie prime (di pari qualità), il denaro, le criptovalute sono beni fungibili: le banconote da 10 Euro sono perfettamente intercambiabili fra loro, così come lo sono i Bitcoin.
Non fungibili sono invece le pergamene di laurea appartenenti a diverse persone.

Fra le innumerevoli applicazioni dell’universo Blockchain, gli NFT sono senza dubbio quella più utilizzata da ForLedger. Come la linfa in una pianta, gli NFT sono il flusso vitale che scorre e anima l’intero progetto.
ForLedger è un Sistema (Piattaforma + Blockchain proprietaria + Server + Software ponte Blockchain-database dell’Ente partner) costruito per generare, conservare, consultare NFT corrispondenti a titoli o abilitazioni conseguite.
Anni di esperienza nel Settore universitario, della didattica e della formazione, ci hanno permesso di dar vita a una creatura originale, unica nel suo genere, di cui siamo francamente orgogliosi.
Come già specificato in altre sezioni del Sito, ForLedger consiglia ai propri Partner di non permettere la consultazione degli NFT al di fuori della Piattaforma.
Ciò per diversi ordini di ragioni, il cui denominatore comune è la politica zero risk di ForLedger.
Falsificare un NFT è di per sé impossibile. In Blockchain non esistono falsi.
Nonostante ciò, qualcuno potrebbe tentare di convincere terzi che un NFT non rilasciato da una Scuola di formazione (tramite ForLedger), ma generato da altri, sia in realtà l’originale, e così il titolo o l’abilitazione a cui corrisponde.
Se si dispone delle competenze per verificare l’originalità di un NFT, il problema è risolto alla radice. Questo perché la paternità e l’autenticità di ciascun NFT sono inoppugnabili: è sufficiente solo saper leggere le informazioni intrinseche del token, registrate in Blockchain.

Poniamo invece il caso in cui, per esempio un potenziale datore di lavoro, non sia in grado di valutare il token che gli venga proposto. O addirittura che egli non abbia le competenze per stabilire se si tratti effettivamente di un NFT, ForLedger o meno, oppure di un semplice file.
Noi non vogliamo questo genere di rischi, ForLedger è pensata per garantire la massima sicurezza ai nostri Partner, Clienti e Utenti.
Ecco perché la Piattaforma svolge la funzione di validare gli NFT di ForLedger, annullando ogni gap tecnologico da parte degli Utenti, ai quali non è richiesta alcuna competenza particolare.
Come ulteriore misura di sicurezza, il collegamento alla Piattaforma avviene dal Sito Web dell’Ente di formazione, tramite bottone ForLedger. In tal modo, non solo si evitano attacchi di phishing, ma si fuga ogni dubbio sulla correttezza dell’URL utilizzato per consultare il Registro NFT.
Hardware wallet; Metamask; MyEtherWallet e ForLedger.
In Piattaforma si entra per mezzo di un particolare utility NFT, detto di login o NFT di accesso, che ForLedger invia a ciascun nuovo Utente.
In sintesi, l’Utente utilizza il wallet associato all’NFT d’accesso per sbloccare il proprio profilo: la Piattaforma riconosce il login NFT, che è unico e inconfondibile, non replicabile e capace di identificare il proprietario in modo univoco.
L’NFT di accesso è un token che svolge funzione di password, essendone l’evoluzione assai più attuale e sicura.
Per chi volesse approfondire l’argomento, segue un confronto fra i due sistemi: la password e l’NF di acceso.
Per quanto complessa e difficile da ricordare, la password è una stringa di testo, replicabile da qualsiasi tastiera.
Prendiamo a esempio le credenziali di un profilo social, piuttosto che di un account su piattaforma universitaria: se indebitamente acquisiti, user name e password possono essere utilizzati da chiunque, ovunque egli si trovi. Sono sufficienti un cellulare e una connessione.
Gli NFT chiamano in causa il concetto di possesso, quasi in senso fisico: si possiede un NFT come una chiave di metallo, che materialmente si stringe in mano. L’NFT è invece posseduto tramite wallet, che è digitale, ma poco cambia rispetto alla nostra chiave.
Al contrario di un bene fisico o di un NFT su Blockchain, la password non si possiede: la si conosce, “la si sa”, è una mera informazione; l’NFT è invece detenuto attraverso il wallet al quale ne è stato trasferito il possesso, da un altro wallet che da quel momento non ne dispone più.

Nel Web 3.0, quello delle Blockchain, il futuro della tecnologia informatica, è centrale l’idea di possesso. Possedere, è questa la parola d’ordine.
Il Web 1.0 era caratterizzato dalla mera fruizione di contenuti, caricati in Rete da pochi eletti; l’Era 2.0 inizia quando nel Web si fa strada l’interazione: la novità sta nel fatto che l’utente può dire la sua, replicare, persino condividere informazioni digitalizzate (audio, video ecc).
Il Web 2.0 è giunto al capolinea. Molti non se ne sono accorti, eppure siamo già di fronte a un passaggio epocale.
L’informatica ha la capacità di cambiare il mondo in meno di un decennio, producendo effetti che in passato richiedevano secoli. Si pensi alla rivoluzione social, o degli store online, a come gli smartphone abbiano reinventato la vita delle persone.
All’improvviso, senza accorgersene, anche “i meno tecnologici” si sono trovati uno smartphone fra le mani. Un po’ di insicurezza iniziale, poi pronti via: mai più senza smartphone. Impensabile.
Ora è il momento del Web 3.0, del possesso dei beni digitali, della Blockchain.

Abbinando un wallet digitale personale a un hardware wallet, si riduce pressoché a zero la possibilità che malintenzionati prendano il controllo di un profilo Utente.
Custodire token mediante un hardware wallet è esattamente come detenere, fisicamente, la chiave di una cassaforte. Con la differenza che il primo è ulteriormente protetto da un codice PIN. E spesso dopo n tentativi errati, 3 nel caso di Ledger Nano S, l’eventuale ladro non potrà più sbloccare il dispositivo.
Ma quanto appena evidenziato non vale per il legittimo proprietario, che può ripristinare il wallet fisico smarrito su un nuovo dispositivo, tramite il c.d. seed.
Il seed, o seed phrase, è un codice che, con la speranza di non doversene mai servire, dovrebbe a sua volta essere detenuto in una cassaforte. Alcuni lo considerano talmente importante, e prezioso (talvolta lo è anche in senso economico), da inciderlo su una lastra di metallo: non di rado, gli e-store propongono appositi kit.
Nota: Il login NFT non va confuso con gli NFT-certificato, che rappresentano i documenti tokenizzati, ossia i contratti fideiussori rilasciati dagli Enti Partner.
Vedi anche: Hardware wallet; Metamask e ForLedger; MyEtherWallet e ForLedger.